KUMITE
ASSOCIAZIONE DILETTANTISTICA CENTRO STUDIO KARATE SPORTIVO
KUMITE TRADIZIONALE
Kumite si può tradurre con “combattimento reale” o “applicazione in situazioni reali”. Solitamente nel karate tradizionale le fasi di apprendimento prevedono una scala di difficoltà condizionata dal fatto che l’interpretazione data al kumite è comunque un’applicazione in movimento delle tecniche studiate nei kihon.
1. Il KIHON KUMITE per l’apprendimento e sviluppo delle tecniche fondamentali in funzione del livello dell’allievo. Suddiviso in “Gohon kumite” (combattimento fondamentale a 5 attacchi) e “Sambon kumite” (combattimento fondamentale a 3 attacchi) le tecniche sono sempre dichiarate, nonché le direzioni e le traiettorie degli attacchi.
2. L’IPPON KUMITE prevede l’allenamento degli spostamenti e la comprensione del concetto di distanza e tempo. Il bersaglio viene dichiarato all’ inizio, poi ciascuno attacca e si difende a turno. La versione più avanzata è il JIYU IPPON KUMITE, combattimento semi-libero ad un attacco in cui il bersaglio è sempre dichiarato ma la distanza e il tempo di attacco sono liberi.
3. Il JIYU KUMITE. E’ il combattimento libero, dove non c’è niente di preordinato nel quale si affina la tattica e l’esecuzione della tecnica che si trasforma ed evolve per conseguire i massimi risultati previsti dai regolamenti sportivi.
KUMITE SPORTIVO
L’allenamento del moderno kumite sportivo non risponde a questi requisiti.
La tecnica è svincolata dalla rigidità dello stile, ma si evolve e trasforma in quanto finalizzata al conseguimento del risultato. L’obiettivo dell’allenamento è lo sviluppo di tutte le capacità motorie (condizionali e coordinative) e lo sviluppo della tecnica in funzione tattica, con la formazione del più vasto numero di mappe motorie, che a differenza dell’allenamento per i kata, sono aperte (open skill), si devono cioè adattare alla variabilità e imprevedibilità del confronto con un avversario reale (non immaginato), che anche lui, come noi, si vuole imporre nella competizione.
Il combattimento sportivo non va confuso con il combattimento reale, in cui si potrebbe incorrere a seguito di un’aggressione, dove è richiesta l’efficacia e non la spettacolarità della tecnica.
La pratica del kumite sportivo è volta alla tutela dell’incolumità dei due concorrenti. Oltre all’obbligo di utilizzo di adeguate protezioni passive (guantini, paratibia, parapiedi, corpetto, paradenti, conchiglia, paraseno), è stato sviluppato un regolamento che prevede un contatto controllato e che premia la difficoltà di esecuzione delle tecniche.
Il combattimento risulta “mimato”, ma i colpi devono essere portati in maniera tale da dimostrare tutto il loro potenziale. Per questo chi intende praticare il kumite è spinto ad adottare atteggiamenti corretti verso l’avversario e a sviluppare una sempre maggiore maestria tecnica.
La vittoria viene assegnata sulla base di un punteggio conseguente alle tecniche portate a bersaglio, e delle penalità. A causa di queste ultime il concorrente che mantiene degli atteggiamenti non idonei a quanto prescritto nel regolamento può vedere penalizzato o compromesso il proprio incontro.
I punti e le sanzioni vengono assegnate dall’arbitro che interrompe l’incontro per poi farlo ricominciare una volta espressa la valutazione.
La FIJLKAM ha elaborato dei regolamento particolari per le fasce giovanili Under 12, volti a tutelare maggiormente l’incolumità dei giovani, anche con l’utilizzo di ulteriori protezioni passive quali caschetto e corpetto.